La stanza del rumore
Un viaggio attraverso un esame clinico che conosco bene ormai: la Risonanza Magnetica
È arrivato quel momento dell’anno in cui bisogna affrontare la risonanza magnetica.
Cos’è la Risonanza Magnetica?
La risonanza magnetica (RM o MRI, Magnetic Resonance Imaging) è una tecnica diagnostica che utilizza campi magnetici e onde radio per ottenere immagini dettagliate dell’interno del corpo umano.
A differenza di altre metodiche come la TAC o la radiografia, non impiega radiazioni ionizzanti, quindi è considerata sicura anche per esami ripetuti. Dopo aver dato informazioni tecniche, voglio parlare di cos’è per me.
Cos’è per me la risonanza?
Ogni volta, la sera prima, comincia la mia personale preparazione: spoglio le mani e le orecchie di ogni metallo — orecchini, anelli, bracciali, ganci. Mi sdraio al buio, lo sguardo fisso nel vuoto, un respiro profondo. È come se volessi svuotarmi, prepararmi ad un silenzio impossibile da avere. La mattina poi cerco di non pensare a nulla come a voler tenere tutti i pensieri per un momento successivo.
Odio fare questo esame per una serie di motivi: stare immobile per tanto tempo, il rumore allucinante, la claustrofobia e i pensieri…
Quando è iniziato tutto questo ne ho fatte 3 in pochissimi mesi e sono state pesanti perché c’era una sequenza di rumori che mi mandava al manicomio: dei piccoli tic in alto a destra che si susseguivano in maniera ritmica e poi un improvviso urlo all’orecchio sinistro e poi di nuovo i piccoli tic..e tutto questo per alcuni minuti.
La prima volta è stata senza contrasto e non è durata moltissimo, non sapevamo cosa cercare, ma ricordo che la striscia bianca che attraversava tutto la mia spina dorsale mi impressionò. Mia cognata, medico, aveva capito benissimo che la cosa era seria, io non avevo ancora capito nulla.
Mi ricordo che dopo una settimana mi chiesero di ripeterla con il contrasto: ebbi un crollo nervoso e di pianto, con l’occhio destro non vedevo bene ed avevo paura di tornare in quel tubo. Mi proposero la sedazione, accettai ma fu un imperdonabile errore. La risonanza durò di più e io mi risvegliai rintronata con la testa dentro una gabbia e in un tunnel: un trauma.
Il tempo lì dentro non passa: i pensieri sono tutti lì, il futuro, il passato, il presente. Tutto messo insieme. Cerchi di decidere come passare il tempo: respiri lenti, occhi chiusi, lacrime silenziose e immagini che scorrono nella testa: come il sorriso di mio figlio. Giovanni è la stella splendente che mi guida nel buio quotidiano.
La risonanza: complicata da raggiungere
Da non sottovalutare è il tempo di prenotazione. Mesi e mesi di attesa per un appuntamento. Il sistema, almeno qui nel Lazio, non funziona bene perché davvero riuscire a trovare un appuntamento diventa un’odissea e quindi bisogna munirsi di pazienza, telefonare di continuo al CUP oppure andare allo sportello dell’Ospedale sperando di trovare qualcosa. Sia chiaro parliamo di appuntamenti annuali, perché finalmente adesso devo farla solo una volta all’anno. E’ impossibile comunque trovare un appuntamento tra un anno, liste tutte piene che non vanno oltre i 365 giorni.
E il momento è arrivato!
Ho effettuato la risonanza poche settimane fa in un nuovo macchinario, all’ospedale in cui sono paziente. L’esperienza è leggermente migliorata grazie ad uno specchietto!
Sì, uno specchietto montato sulla gabbia che blocca la testa e che ti permette di vedere al di fuori del tunnel e quindi persone nella stanza difronte. Quello specchietto mi ha fatto sentire meno sola, mi ha fatto avere meno paura. A volte sono delle piccole cose che permettono di gestire al meglio un esame come questo.
L’esito è: la malattia è ferma, il farmaco funziona!
I sintomi invece non sono fermi e continuano ad avanzare e quindi dolori, stanchezza, perdita di sensibilità, problemi cognitivi: questi sintomi continuano a peggiorare però almeno il resto è sotto controllo. Come dico sempre agli altri, ed a me stessa: la malattia è neurodegenerativa quindi potrà solo che peggiorare (o se si ha fortuna, rimanere stabile), ma piano piano andiamo avanti.

